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Publié : 26 septembre 2012

Comunicare la bellezza della fede

Intervista di Don Pigi su Radio Vaticana.

« Nel mio ministero non considero la nuova evangelizzazione un progetto di conquista, ma il desiderio di comunicare la bellezza del dono di Dio che abbiamo ricevuto nella fede. Quella fede che ci dà la possibilità di realizzare le attese che abbiamo nel cuore. Evangelizzare significa voler dilatare la grazia che abbiamo ricevuto ». A pochi giorni dall’apertura del Sinodo dei vescovi, dedicato alla Nuova Evangelizzazione, mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, tra i Padri Sinodali scelti dal Papa, riflette sulla sua esperienza pastorale. « Arrivando a Taranto ho visitato malati, detenuti, i nuovi poveri creati dalla crisi, ma anche gli studenti e gli operai. Da tutti nasce la domanda di essere illuminati sul valore della vita, di essere abbracciati e amati nelle proprie ferite. Anche la grande ferita che viviamo in città con il falso contrasto tra difesa del lavoro e difesa dell’ambiente e della salute. Speriamo che il Sinodo possa presentare Gesù come amico della vita e offrire a tutti una testimonianza di carità ». « La fede deve trasformare profondamente il nostro modo di pensare, giudicare, agire » aggiunge mons. Santoro. « Per questo la sfida del prossimo Sinodo è importantissima. Luoghi che sono diventati deserti della fede devono tornare a essere fecondati dalla linfa della resurrezione, attraverso la testimonianza credibile della santità e della carità della Chiesa ».
« Serve un nuova iniezione di coraggio e di iniziative per lasciare libero di agire lo Spirito Santo » aggiunge Don Piergiorgio Perini, detto Don Pigi, parroco milanese che partecipa al Sinodo come ’uditore’. « Bisogna partire dall’Adorazione perpetua - spiega il sacerdote - perché all’origine della nuova evangelizzazione deve esserci l’Eucarestia adorata ». Don Pigi è Presidente dell’Organismo Internazionale di Servizio per le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione e porterà la sua decennale esperienza all’incontro in Vaticano. « Le cellule parrocchiali di evengelizzazione che ho sperimentato da venticinque anni funzionano partendo dalla conversione. I sacerdoti dovrebbero pensare sempre a quelli che non ci sono, a coloro che non conoscono il Vangelo, perché noi siamo preti soprattutto per loro. Com’è scritto nell’Instrumentum laboris le parrocchie devono diventare centri di irradiazione e testimonianza e non essere più ripegate su se stesse. I parroci devono essere sempre insoddisfatti e incaricare i laici di arrivare dove loro non possono arrivare. I laici da fruitori di servizi devono diventare corresponsabili, avere autorevolezza ed essere responsabili di altri fratelli. Spero che questo Sinodo faccia capire alle parrocchie che hanno un compito di evangelizzazione diretta e non delegata attarverso altre attività ».

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